In una estate in epoca di coronavirus, una piacevolissima alternativa alla spiaggia è la villa romana di Piazza Armerina, un luogo di grande fascino dove è davvero raro – con e senza covid – trovare assembramenti.
Ci lasciamo la costa di Gela alle spalle e attraversiamo un’area immensa che sembra sospesa nel tempo: a perdita d’occhio pianure e colline si alternano tra l’arsura dell’estate e la frescura data dai laghi artificiali di queste zone. Interrompono questo affresco antico qualche gregge e le lussureggianti colture di San Cono, famosa per i fichi d’India.
Trovare gli scavi della cosiddetta Villa del casale non è poi così immediato. Con una buona dose di spirito dell’avventura e brivido della scoperta, attraverso manti stradali da rifare e la splendida pietra ocra tipica di queste parti si riesce a trovare il parco della villa romana. Questo luogo è a ben vedere patrimonio Unesco dal 1997 e ha subíto, oltre agli attacchi del tempo che passa, gli insulti della malavita mafiosa, ahimè, più di una volta: la vera bellezza è fragile e invincibile insieme.
Che si tratti di Massenzio o di qualsiasi altra autorità politica, locale o imperiale, senza dubbio il dominus di questa villa fu un uomo fortunato e molto probabilmente felice. Ebbe molte passioni, la caccia, i giochi, il buon cibo e l’accoglienza degli amici. Fu forse anche un uomo innamorato e amato. La villa ha un grande corpo centrale al quale si accede da un ingresso monumentale che già promette, nelle sue fontane decorate, la magnificenza dei mosaici. Il cortile centrale con grande vasca, circondato da un meraviglioso corridoio decorato da milioni di tessere colorate, dà il benvenuto agli ospiti in visita dopo secoli: il padrone di casa ci accoglie con la tipica espressione solenne di età costantiniana.

La casa vera e propria, il focolare, è l’area privata del dominus che ebbe senz’altro i suoi luoghi del cuore qui dentro, la pietas e le sue superstizioni. Sono molti i personaggi che abitano ancora oggi questi luoghi, con le loro reti catturano grossi animali, cucinano la cacciagione, navigano mari e fiumi. Ma la presenza più dolce e decisamente indimenticabile sono loro, le palestrite, le donne che si cimentano nei giochi sportivi: una di loro è appena stata premiata e tutte, in un’armonia spaziale straordinaria, sfoggiano i loro corpi perfetti coperti solo dai “bikini” che le hanno rese famose a secoli di distanza. Guardiamo questa magnificenza dall’alto: la nuova sistemazione dell’area archeologica è funzionale e godibilissima. Da questi balconi guide competenti della zona ci spiegano con entusiasmo che per mantenere lo sfarzo, la cura, i giochi d’acqua, e gestire il tempo del dominus occorreva la presenza di molti schiavi, una folta truppa che si muoveva dietro le quinte: per loro pavimenti più sobri, si fa per dire, con decorazioni geometriche che incantano i nostri occhi, che per loro erano routine.
Gli spazi grandi sono l’apoteosi dell’arte musiva: il corridoio della grande caccia o la palestra oggi mostrano il peso degli anni (il pavimento ha talora degli avvallamenti significativi), ma la mente corre a qualche secolo fa… Chissà se ci furono dei fanciulli che ne attraversarono le scene con i loro giochi di corsa. Splendido l’appartamento che ti accoglie con un gigante Polifemo con tre occhi davanti all’astuto Ulisse, lì sul pavimento, muto eppure generoso di storie infinite; e l’alcova con il suo romanticismo che tramortisce nella cornice (un dodecagono) che “filma” segretamente l’eterno abbraccio di una amante consapevole del potere delle sue gesta erotiche.
Se questi sono i loro colori oggi, se questa è la nostra impressione dopo che secoli di fango e decenni di sole pungente hanno custodito a modo loro questo tesoro, con quale spirito i fortunati frequentatori di questo gioiello dovevano lasciare quell’atmosfera che richiamava gli sfarzi dell’Urbe, la lontana Roma, capitale del grande impero? Il nuovo soffitto in legno è finalmente rispettoso della buona salute dei mosaici.

All’esterno, ancora in attesa di restauro – e di essere aperto al pubblico – abbiamo la sorpresa dell’edificio con i mosaici che narrano le dodici fatiche di Ercole. Abbiamo visto bambini a bocca aperta sbirciare dai vetri opachi della vecchia copertura realizzata alla fine degli anni Cinquanta. Sì, perché la villa, tesoro rimasto sommerso da una alluvione per secoli, era nota ai pastori della zona dalla fine dell’Ottocento, ma è stata scavata, scoperta e studiata solo nella prima metà del Novecento da entusiasti Indiana Jones locali, come da vip dell’archeologia, come Biagio Pace e Ranuccio Bianchi Bandinelli.
L’autorevole padrone di casa disponeva ovviamente anche di uno spazio pubblico dove accogliere adunate e delegazioni: la basilica, unico luogo senza mosaici sul pavimento, ci fa venire voglia di selfie.
Infine ci “ immergiamo” nelle terme: ammiriamo il calidarium molto ben conservato e la sala dei massaggi dove sono immortalati dai magistrali mosaici i servitori pronti a coccolare i padroni di casa.
Per bambini e ragazzi è una visita perfetta: ciò che si è studiato a scuola sulla casa romana è qui sotto gli occhi… li divertiranno le latrine esterne dove si condividevano i momenti più intimi.

Una passeggiata al paese di Piazza Armerina, il paese dalle cento chiese, è d’obbligo: il barocco delle chiese ignaziane e la decadenza affascinante delle strutture più antiche sono imperdibili, come la cattedrale di Santo Stefano su in cima, teatro del palio dei Normanni, antica tradizione celebrata ad agosto. I Normanni qui nel XII sec. distrussero la città e la ripopolarono con genti venute dal nord: da questo innesto si spiega il particolarissimo dialetto del posto, un unicum in tutta la Sicilia. La città è ricca, anzi sovraccarica di storia, un crocevia. È stata greca, saracena, normanna, aragonese. Carlo V la fregiò del titolo di Urbs Opulentissima. Oggi è in provincia di Enna, pur essendo in pieno territorio nisseno e, per certi versi sembra appartenere al catanese. Già Tucidide, nel V sec a.C. sembrò cogliere questa rosa di contaminazioni, indicando il posto come Ibla gelese.
Questo luogo, con la sua storia millenaria e i suoi mosaici vi resteranno nel cuore come un dono perenne che ha il sapore antico di Sicilia.

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